La Sicilia contro le aggregazioni tra imprese? Solo per pochi “privilegiati”

imprese

Qualche giorno fa mi è capitato di prendere in esame la posizione assunta dalla Regione Siciliana, e in particolare dall’Assessorato per le Politiche Sociali che ha deciso di impedire alle imprese, siciliane e non, di aggregarsi sotto qualsiasi forma e specie (reti, consorzi, ecc.), pena l’esclusione dai finanziamenti pubblici.

“Attenzione! Divieto di collegamento! “Chi si aggrega muore, non può più partecipare ai finanziamenti pubblici!”, proprio così ho riassunto la posizione dell’Avvocatura dello Stato nel corso di un’audizione tenutasi davanti alla Commissione per le attività produttive dell’Assemblea regionale siciliana. 

La questione è nata dai pronunciamenti del Dipartimento Famiglia e Politiche sociali  della Regione Siciliana che ha escluso ben 18 progetti dalle graduatorie dell’Avviso 1/2011 individuando come fra gli enti proponenti si configuri un “unico centro decisionale” “…al fine di scongiurare il fenomeno dell’accaparramento dei fondi pubblici da parte di alcuni soggetti in posizione di monopolio…” e, dunque, per il solo fatto che alcune imprese consorziate hanno partecipato autonomamente alla procedura: in altri termini, l’esclusione è stata disposta a priori e de plano, in conseguenza soltanto del legame consortile fra le imprese.

Peraltro, tale principio, già di per se ingiustificabile, è stato attuato nella procedura di cui all’Avviso 1/2011, secondo criteri arbitrari e certamente iniqui. E infatti, nulla è stato mai disposto in tal senso dalla Regione Siciliana, né all’interno del bando  regolante l’Avviso 1/2011, né tantomeno in generale per altri finanziamenti pubblici da essa erogati.

L’applicazione di tale criterio risulta illogica e contraddittoria rispetto ad altre e contestuali procedure di finanziamento (ad es. Avvisi 19 e 20 del 2011 del Dipartimento Formazione professionale a valere su Fondi FSE) dove addirittura la medesima compagine societaria poteva presentare più proposte progettuali per lo stesso Avviso, e lo ha fatto aggiudicandosi ingentissime quote di finanziamento.

Ma se questi sono gli orientamenti pregressi, nessuna modifica agli stessi c’è negli ultimi provvedimenti della stessa Regione ed a valere sui medesimi fondi FSE!

Con il DDG 3022 del 5 luglio 2013 l’Assessorato dell’Istruzione e della Formazione professionale approva  “in via provvisoria gli esiti della fase di valutazione delle proposte progettuali pervenute a valere sull’avviso n. 1/2012…”: basta un colpo d’occhio anche infantile per vedere che gli stessi enti ricevono finanziamenti plurimi: altro che rischio di monopolio!

Con la Direttiva 45555 del 8 Luglio 2013 l’Assessorato dell’Istruzione e della Formazione professionale approva le Modalità e condizioni per la presentazione, nell’ambito della riedizione per l’annualità formativa 2013-2014, delle proposte di “Percorsi formativi per il rafforzamento dell’occupabilità e dell’adattabilità della forza lavoro siciliana” a valere sul “Piano straordinario per il lavoro in Sicilia: Opportunità giovani – Priorità 3: Formazione Giovani” e dei relativi progetti esecutivi. Si badi, la Direttiva RISERVA  la partecipazione agli Enti che hanno già operato nell’ambito della l.r. 24/6 e ss.mm. (per ultimo Avvisi 19 e 20 del 2011) con un profilo di palese illegittimità e violazione della concorrenza. Ma si badi anche al fatto che nella direttiva si esplicita che ogni Ente possa presentare una caterva di corsi! Forse questo è un caso di “monopolio”?

Insomma, la presa di posizione sull’Avvio 1/2011 sembra proprio assunta ad hoc per danneggiare una specifica Rete di imprese sociali, mentre nel resto d’Italia (e come ho dimostrato, anche in Sicilia) si auspica il ricorso a percorsi aggregativi tra imprese ed addirittura si favoriscono alcune tipologie di imprese in danno di altre.

Non so quale idea di sviluppo guidi queste scelte, ma è assai più evidente che si tratta di scelte che appartengono a logiche apparentemente osteggiate dai nostri governanti e vieppiù praticate ammantandole di un putrido senso di legalità.

Chi potrà fare chiarezza e stabilire regole certe?

Articolo scritto da

Edoardo Barbarossa

Cooperatore sociale, Laureato in legge, presidente dell’Associazione Cittadini Europei (www.cittadinieuropei.it). Catania, 51 anni, sposato e con 4 figli, dal 1988 impegnato nel Volontariato e poi nella Cooperazione sociale nei quartieri periferici di Catania. Ha promosso la nascita del Consorzio Sol.co. – Rete di imprese sociali siciliane, di cui è stato Presidente dal 2000 al 2012, generando un nuovo modello di rete di cooperazione sociale a tre livelli, con 13 Consorzi territoriali o settoriali ed oltre 150 cooperative sociali con 2000 persone occupate. Presiede attualmente 2 esperienze catanesi di Cooperazione sociale, in cui lavorano circa 100 persone, una parte delle quali svantaggiate. Dirigente nazionale della Federsolidarietà – Confcooperative, ha contribuito attivamente allo sviluppo del modello della Cooperazione sociale in Italia. È stato dirigente del Comune di Catania, del Comune di Misterbianco e della regione Siciliana, dove si è distinto per i provvedimenti sui temi dell’integrazione socio-sanitaria. Formatore e Relatore sui temi del Welfare in Italia, ha promosso esperienze innovative di solidarietà fra cui spiccano il Banco delle opere di Carità, la Fondazione Odigitria, la Fondazione Ebbene, l’Associazione di consumatori Cittadini Europei. Impegnato nel mondo cattolico, è membro dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi. Con l’esperienza della Fondazione Ebbene che presiede ha costruito un nuovo modello di welfare fondato sulla solidarietà reciproca fra le persone e sulla partecipazione dei cittadini alla costruzione del bene comune. “Sono convinto che ciascuno di noi è chiamato alla costruzione del Bene comune, inteso come il bisogno interiore di vivere ed agire condividendo la realtà dell’altro e la realtà circostante. Il termine “condividere” segna la reciprocità dell’appartenenza, disegna mondi vitali nuovi in cui c’è spazio per il bene di ognuno ed in cui il bene di ognuno è il bene di tutti. In questo termine trovano spazio e valorizzazione la cittadinanza attiva, lo sviluppo locale, la carità, il buon vivere civico.


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