Chiacchiere al cellulare, meglio usare l’auricolare!

Correva l’anno 1973, Martin Cooper con la sua prima telefonata da un dispositivo mobile anima un oggetto che quarant’anni dopo diverrà indispensabile per l’intera popolazione: il cellulare.

Se inizialmente esso si diffuse come mezzo di comunicazione per uomini d’affare, oggi è divenuto oggetto di moda: lo compriamo, lo vestiamo con colori nuovi, lo custodiamo come se fosse la nostra seconda pelle. Dinnanzi a questa nuova tendenza una questione molto delicata si cela dietro l’uso improprio del telefonino: le radiazioni segnalate come “cancerogene”.

La pericolosità di queste radiazioni non è mai stata accertata, ma nemmeno smentita, pertanto il 31 maggio 2012 l’Agenzia della ricerca sul cancro che ha sede a Lione (Iarc), ha inserito nella categoria 2B (“possibile cancerogeno”) le radiazioni emesse dai telefonini stimolando la nascita di una serie di campagne sul corretto uso dei telefonini specialmente da parte dei più giovani.

Quello che non sappiamo è che tra le varie campagne di sensibilizzazione, non esiste uno spot o una giusta informazione che inviti, soprattutto, i giovani ad utilizzare adeguatamente il telefono cellulare. Non avendo ancora dati certi sui quali basarci accogliamo il suggerimento del Consiglio superiore della Sanità italiano secondo cui “va applicato, soprattutto per quanto riguarda i bambini, il principio di precauzione“;

A questo punto, non possiamo far altro che elencare una serie di consigli utili sul corretto uso dei telefonini:

1. evitare di far usare il cellulare ai bambini sotto i 12 anni;

2. utilizzare l’auricolare;

3. allontanarsi di almeno un metro da qualcuno che sta parlando con il cellulare;

4. evitare di tenere il telefono sul corpo (in tasca ad esempio);

5. rivolgere verso l’esterno il lato dell’apparecchio con l’antenna;

6. usare un telefono fisso (con i fili) per le chiamate più lunghe;

7. non avvicinare il telefonino all’orecchio prima dell’inizio della conversazione;

8. evitare le zone dove il segnale è debole, in auto e in treno.

 

 

Articolo scritto da

Mi chiamo Valeria Avarino, sono nata a Ragusa, ma ho vissuto da sempre a Vittoria. Ho frequentato la facoltà di Filosofia a Catania, conseguendo la laurea magistrale nel corrente anno; ho lavorato fino a poco tempo fa in uno studio legale e dedicato una grossa parte della mia vita al volontariato. Leggo molto e mi tengo informata su tutto, in particolare adoro la vecchia e nuova tecnologia.